I progetti estivi di P+ARTS tra musica, tecnologia, arte e spazio sociale

Dalla visualità digitale alla rigenerazione urbana, dalla musica improvvisata all’estetica del capitalismo: una stagione di esperienze ibride racconta come l’arte possa riscrivere le connessioni tra saperi, corpi e territori.

La ricerca artistica non è mai un territorio stabile. È piuttosto una frontiera mobile, continuamente ridisegnata da nuovi linguaggi, alleanze inaspettate e pratiche ibride. È proprio su questo crinale in movimento che si muove P+ARTS – Partnership for Artistic Research in Technology and Sustainability, il progetto inter-AFAM lanciato nell’ottobre 2024, che oggi si configura come un hub dinamico di impollinazione culturale. Sostenuto dal PNRR e coordinato da NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, P+ARTS mette in rete dieci prestigiose istituzioni artistiche italiane, favorendo un ecosistema aperto dove arte, tecnologia e sostenibilità si intrecciano in configurazioni sempre nuove.

Tra giugno e luglio 2025, il programma ha preso forma attraverso una serie di iniziative multidisciplinari che raccontano quanto la contaminazione tra saperi non sia solo una tendenza, ma una necessità epistemica e progettuale del nostro tempo. Laboratori, installazioni, conferenze e performance diventano dispositivi per esplorare – e spesso sovvertire – le logiche tradizionali della visione, della fruizione e della relazione con lo spazio urbano e digitale.

ABANA, Libera Università di Bolzano, IAAD e Conservatorio di Milano ci hanno offerto diverse opportunità trasversali come Immaginario Verticale. Riconfigurare lo sguardo, workshop dell’artista e ricercatore Emilio Vavarella che ha invitato a riflettere su come l’uso quotidiano dello smartphone stia trasformando il nostro rapporto con le immagini, i corpi e lo spazio. Promosso da ABANA – Accademia di Belle Arti di Napoli in collaborazione con il Conservatorio di Matera, il laboratorio ha guidato un gruppo selezionato di studenti nella creazione di contenuti audiovisivi realizzati interamente con dispositivi personali. Attraverso esercitazioni pratiche, riprese urbane e momenti teorici, il workshop ha coltivato un immaginario condiviso che è poi culminato nella produzione di un video-saggio corale.

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Con la conferenza Display and Capitalism. Visioni critiche dell’economia visiva la Libera Università di Bolzano ha dato vita ad un’importante riflessione transdisciplinare sul ruolo delle immagini nell’economia contemporanea. In un mondo dominato dall’economia dell’attenzione, il display diventa dispositivo centrale nella produzione di valore e visibilità. Attraverso il confronto tra filosofi, artisti, teorici dei media e scienziati sociali, l’evento ha esplorato quattro assi tematici: estetica e politica dell’esposizione, tecnologie della visibilità, tensione tra esposizione e occultamento, e l’influenza dell’estetica capitalista sugli spazi fisici e digitali. Una riflessione necessaria per comprendere come le logiche del capitalismo agiscano ormai a livello percettivo e simbolico.

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Segue un progetto dal forte impatto sociale:  ArDe. Arte e design come infrastrutture sociale con cuila ricerca artistica scende in strada e si fa rigenerazione urbana. Promosso da IAAD – Istituto d’Arte Applicata e Design in collaborazione con l’associazione Barriera Design District ArDe ha coinvolto anche l’Accademia di Belle Arti di Napoli e il Conservatorio di Matera in un’esperienza collettiva di trasformazione del Parco Peccei nel quartiere Barriera di Milano a Torino. Tre gli interventi principali: Machia, installazione partecipativa dell’artista Fabio Viale; Laicos, un social table progettato dagli studenti per favorire l’incontro tra comunità; e la riqualificazione del campo da basket, trasformato in un’opera di street art da Corn79 ed Edoardo Bansone. A questi si sono aggiunti micro-progetti autonomi, come la mappatura dei tombini, la creazione di servizi urbani e l’elaborazione di una brand identity per il quartiere. ArDe si è presentato così come piattaforma aperta e interattiva, dove design, arte e cittadinanza co-creano nuovi significati dello spazio pubblico.

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Si chiude con sonorità insolite con Suoni inattesi. L’improvvisazione come pratica di pensiero: un atto radicale, capace di scardinare le convenzioni e aprire varchi inattesi nel presente. Il progetto Suoni Inattesi, a cura del Conservatorio di Milano in collaborazione con il Conservatorio di Matera e il SAE Institute, parte proprio da questa tensione. Un concerto dal vivo – con brani barocchi, jazz e contemporanei – ha dato il via a un processo che supera i confini della performance: le improvvisazioni degli studenti sono state registrate e rielaborate elettronicamente con il supporto dell’intelligenza artificiale, generando installazioni, nuove forme digitali e output sperimentali. In questo corto circuito tra umano, algoritmico e sonoro, la pratica dell’improvvisazione si reinventa come gesto espanso, replicabile e, paradossalmente, duraturo.

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P+ARTS prosegue così la sua missione di esplorazione delle forme artistiche del presente, dimostrando che la ricerca non è mai un punto d’arrivo, ma un movimento costante verso l’ignoto. Attraverso progetti che uniscono rigore teorico e apertura sperimentale, il programma contribuisce a ridefinire il ruolo dell’arte nella società, come luogo di connessione, trasformazione e immaginazione collettiva.

P+ARTS’ Summer Projects: Between Music, Technology, Art and Social Space

From digital visuality to urban regeneration, from improvised music to the aesthetics of capitalism: a season of hybrid experiences explores how art can rewrite the connections between knowledge, bodies, and territories.

Artistic research is never a stable territory. Rather, it is a shifting frontier, continually redrawn by new languages, unexpected alliances, and hybrid practices. It is precisely along this evolving edge that P+ARTS – Partnership for Artistic Research in Technology and Sustainability operates. Launched in October 2024, this inter-AFAM project has established itself as a dynamic hub for cultural cross-pollination. Supported by the PNRR and coordinated by NABA – Nuova Accademia di Belle Arti, P+ARTS connects ten prestigious Italian art institutions, fostering an open ecosystem where art, technology, and sustainability intersect in ever-evolving configurations.

Between June and July 2025, the programme took shape through a series of multidisciplinary initiatives that show how the cross-fertilisation of knowledge is not just a trend but an epistemic and design necessity of our time. Workshops, installations, lectures and performances acted as devices to explore – and often subvert – traditional logics of seeing, experiencing and relating to urban and digital space.

ABANA, the Free University of Bozen-Bolzano, IAAD, and the Milan Conservatory offered diverse and transversal opportunities, such as Vertical Imagination. Reconfiguring the Gaze, a workshop by artist and researcher Emilio Vavarella, which invited participants to reflect on how the everyday use of smartphones is transforming our relationship with images, bodies, and space. Promoted by ABANA – Accademia di Belle Arti di Napoli in collaboration with the Conservatory of Matera, the workshop guided a select group of students in creating audiovisual content entirely through personal devices. Through practical exercises, urban filming and theoretical moments, the workshop cultivated a shared imaginary, culminating in the production of a collective video-essay.

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With the conference Display and Capitalism. Critical Visions of the Visual Economy, the Free University of Bozen-Bolzano hosted an important transdisciplinary reflection on the role of images in the contemporary economy. In a world dominated by the attention economy, the display becomes a central device in the production of value and visibility. By bringing together philosophers, artists, media theorists and social scientists, the event explored four thematic axes: the aesthetics and politics of display, technologies of visibility, the tension between exposure and concealment, and the influence of capitalist aesthetics on both physical and digital spaces. A necessary reflection to understand how the logics of capitalism now operate at perceptual and symbolic levels.

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This was followed by a socially impactful project: ArDe. Art and Design as Social Infrastructure, where artistic research enters the streets and becomes urban regeneration. Promoted by IAAD – Istituto d’Arte Applicata e Design in collaboration with the Barriera Design District association, ArDe also involved the Accademia di Belle Arti di Napoli and the Conservatory of Matera in a collective experience to transform Peccei Park in the Barriera di Milano district of Turin. Three main interventions were carried out: Machia, a participatory installation by artist Fabio Viale; Laicos, a “social table” designed by students to foster community encounters; and the renovation of a basketball court, transformed into a street art piece by Corn79 and Edoardo Bansone. These were joined by independent micro-projects, such as manhole mapping, the creation of urban services, and the development of a brand identity for the neighbourhood. ArDe presented itself as an open and interactive platform where design, art, and civic participation co-create new meanings for public space.

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The programme concluded with unexpected sounds in Unexpected Sounds. Improvisation as a Thought Practice: a radical act capable of breaking conventions and opening unforeseen breaches in the present. The Unexpected Sounds project, curated by the Milan Conservatory in collaboration with the Conservatory of Matera and SAE Institute, stems from this very tension. A live concert – featuring baroque, jazz and contemporary pieces – kicked off a process that transcended the boundaries of performance: students’ improvisations were recorded and electronically reworked with the support of artificial intelligence, generating installations, new digital forms, and experimental outputs. In this short-circuit between the human, the algorithmic, and the sonic, improvisation is reimagined as an expanded, replicable, and – paradoxically – enduring gesture.

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P+ARTS thus continues its mission to explore contemporary artistic forms, demonstrating that research is never a destination but a constant movement toward the unknown. Through projects that combine theoretical rigour with experimental openness, the programme contributes to redefining the role of art in society – as a space of connection, transformation, and collective imagination.